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STORIA DELLA CARTA
L'arte di fabbricare la carta fu scoperta dai cinesi nel II secolo d.C. Fu introdotta in Asia centrale ed in Persia dagli Arabi che ne appresero la tecnica dai cinesi. La prima cartiera sorse a Samarcanda; altre fabbriche furono impiantate poi anche a Bagdad, a Damasco, in Armenia, in Persia e in Egitto.
Da qui la carta raggiunse i paesi del Mediterraneo, diffondendosi dapprima in Spagna, a Jativa, presso Valencia, nel corso del XII secolo, e poi in Italia, a Bologna, ad Amalfi, nel Friuli, ma soprattutto a Fabriano, nella marca d'Ancona.
Questo fu il centro di produzione di carta più famoso anche per le migliorie tecniche apportate alla fabbricazione.
Materia prima per produrre la carta furono gli stracci di lino, canapa e cotone. Essi venivano dapprima lavati, divisi secondo la qualità e poi lasciati a macerare nell'acqua. Venivano poi tagliati a pezzi e portati al mulino. Qui erano sottoposti all'azione delle "pile a magli multipli". L'albero del mulino veniva munito di sporgenze di legno che servivano ad azionare magli e pestelli che si muovevano nelle vasche di legno contenenti gli stracci impregnati d'acqua saponata, fino a trasformarli in pasta. La pasta così ottenuta veniva trasferita nei "tini".
Qui si immergeva un telaio di legno formato da una serie di piccole verghe di bronzo, dette "vergelle", distanziate tra loro di alcuni millimetri, tenute ferme da catenelle di fili di rame o di bronzo, detti "filoni". I cartai fabrianesi inventarono anche la filigrana. Il telaio veniva scosso più volte fino a che la pasta si depositava in modo uniforme. Si otteneva così un foglio che era poi steso ad asciugare su un feltro di lana. Più fogli intercalati da feltri si passavano sotto un torchio per eliminare l'acqua e permetterne il distacco. Per tutte queste operazioni era necessaria moltissima acqua, circa duemila litri per ogni chilo di carta. Per rendere la carta atta alla scrittura era indispensabile procedere alla impermeabilizzazione con una colla ottenuta dallo scarto della concia delle pelli.
Quindi si procedeva alla lisciatura con una selce per eliminare tutte le imperfezioni.
La carta usata per le stampe d'arte si differenzia per alcune caratteristiche: deve avere infatti una superficie omogenea ed essere sufficientemente porosa ed assorbente, adatta a ricevere l'impressione delle lastre inchiostrate. Nei secoli passati i materiali più diffusi erano la carta a vergelle e la "carta giapponese" (più compatta e priva di vergelle).
Anche oggi la carta migliore per la stampa d'arte è quella fabbricata a mano, derivata dalla macerazione degli stracci, con bordi generalmente sfrangiati.
